lunedì 15 agosto 2016

Una storia di non amore: la relazione con persone Borderline

Mi sono trovata molte volte in studio persone distrutte per la fine di un rapporto, sentimentale o di amicizia, con una persona con tratti borderline. Il sentimento che accompagna chi si rivolge a me è di sentirsi sbagliati, negativi, estremamente confusi.
Mi raccontano di amori o amicizie molto coinvolgenti che ben presto si trasformano in camminate sulle uova. Questa è la sensazione tipica: aver paura di sbagliare. Ma come mai persone che non hanno un disturbo arrivano da me con questi vissuti emotivi?


Identikit di chi si rivolge a me (persone che hanno avuto rapporti con un borderline)

1. Si sentono a pezzi, distrutti. Il borderline solitamente è molto aggressivo e tende a distruggere la persona che non ha corrisposto alle sue aspettative.
2. Si sentono manipolati e usati, ma oscillano anche nell'incredulità.
3. Sono molto confusi e fanno fatica, inizialmente, a comprendere quello che gli è successo.
4. Sentono di aver messo da parte, a volte totalmente dimenticato, i propri bisogni.
5. Hanno sviluppato una totale dipendenza dal borderline, che per questo li accusa di essere sbagliati.

Chi è una persona con tratti borderline di personalità?

La persona con tratti borderline ha delle caratteristiche peculiari, vediamole insieme:
  • E' una persona molto instabile emotivamente ed impulsiva.
  • Tendono ad idealizzare  e supervalutare l'altro ma riescono a passare velocemente all'estremo opposto fino a raggiungere il disprezzo.
  • Riescono velocemente ad agganciare persone fragili e bisognose di affetto, perché nel loro vissuto provano profondi sentimenti di solitudine. 
  • Hanno diversi rapporti superficiali, in cui l'altro viene spesso usato al bisogno
  • Hanno scarsa empatia verso gli altri e non tengono in considerazione i bisogni di un'altra persona mettendo al primo posto i propri
  • Richiedono moltissime attenzioni dagli altri
  • Non vedono l'altro come una persona ma spesso la considerano come un oggetto
  • Quando un rapporto finisce le colpe e le responsabilità sono sempre dell'altro. Non riescono minimamente a riconoscersi un ruolo nelle circostanze che hanno portato alla rottura della relazione.
  • Non conoscono la reciprocità nei rapporti, tutto gli è dovuto ma i borderline non si impegnano verso l'altro
  • Hanno un atteggiamento vittimistico, che usano per agganciare gli altri
  • Sono molto dipendenti e di solito scelgono una persona che ha un grande bisogno affettivo, così da utilizzare spesso la minaccia dell'abbandono e il rifiuto per renderla ancora più legata a sé.
Chi soffre di un disturbo borderline ovviamente non mette in atto questi comportamenti in modo consapevole, ma questi nascono da un profondo senso di vuoto e solitudine, che ha origini molto antiche. Di solito mostrano delle carenze nei legami di attaccamento primari, con le figure genitoriali, dovute ad una difficoltà dei genitori nel trasmettere un senso di sicurezza. 
La mancanza di empatia deriva dalla mancanza di sintonizzazione emotiva dei genitori, che a loro volta hanno una storia personale caratterizzata da profonde carenze affettive. 
Il borderline non ha potuto fare, nella sua infanzia, l'esperienza di sintonizzarsi affettivamente con un altro, e dunque non hanno sviluppato la capacità di comprendere le emozioni altrui nella loro complessità. 

Chi si relaziona a loro avverte questa profonda mancanza e spera che attraverso l'affetto possa essere colmata. Sicuramente un legame affettivo solido può aiutare, ma il più delle volte, chi si lega al borderline ha a sua volta dei bisogni affettivi non riconosciuto e soddisfatti. Quindi si legano due mancanze, che non possono portare ad un rapporto sano e soddisfacente. 
In rapporto con un borderline ti senti come in un bosco di notte, senza vie di uscita.
Chi rimane vicino ad una persona con tratti borderline vive una relazione estremamente insoddisfacente, soffre per la difficoltà nel comprendere i comportamenti spesso estremi del borderline. Alla base c'è un forte senso di colpa, pensano che se si allontanano dal borderline allora saranno persone negative. Il borderline, durante le discussioni, tende ad assumere il ruolo di vittima e a buttare sull'altro la colpa. Queste esperienze ripetute, possono installare nelle persone vicine, la credenza di far soffrire ed essere sbagliate. Ma non è così, sono le proiezioni ripetute del borderline sull'altro.
I borderline tendono a categorizzare le persone e ad avere l'idea che ci sono i buoni e i cattivi. Queste idee sono assolutamente scorrette e non reali: se una persona dipendente sceglie di non relazionarsi più con un borderline non è una persona cattiva, ma SCEGLIE di volersi bene e rispettarsi, cosa che il borderline non accetta per gli altri ma solo per se stesso.
Interrompere una relazione insoddisfacente e caratterizzata da violenza psicologica con un borderline è una scelta di salute, è qualcosa di necessario. La sensazione di sentirsi sbagliati, distrutti, non può portare a nulla di buono. Spesso chi si rivolge a me mi domanda come può aiutare il borderline. Purtroppo non si è dei terapeuti ed è davvero difficile dare aiuto ad un borderline, poiché difficilmente riconosce di avere un disagio. Nelle relazioni interpersonali bisogna assumere ruoli paritari e sentirsi amati, accolti dall'altro, non sviliti e umiliati.
Se ti trovi in questa situazione è perché hai un bisogno affettivo che va curato. Quindi non pensare cosa puoi fare per il borderline, ma comincia a pensare cosa puoi fare per te stesso, per stare meglio.


Chi è la persona che soffre del disturbo borderline?

Come nasce questo disturbo?

Alla base dello sviluppo del disturbo borderline c'è un Trauma relazionale infantile. E' ormai largamente accertato che le relazioni con i propri genitori sono essenziali per il corretto sviluppo psicologico di ogni individuo. 
Il trauma che la persona ha subito di solito risale ai primissimi anni di vita, in una relazione con le figure di attaccamento (madre e padre) che non riescono a sintonizzarsi emotivamente con il proprio figlio. 

La rottura (o la difficoltà nella costruzione) di un rapporto sano con la figura di attaccamento è il trauma più distruttivo in assoluto, e perdere la possibilità di creare una relazione di Fiducia Primaria con la madre (e nell'altro in generale) è qualcosa che purtroppo segna chi soffre di disturbo borderline, per tutta la vita. 
Il trauma relazionale infantile porta il bambino a sviluppare uno stile di attaccamento disorganizzato: il bambino che non si sente protetto e al sicuro con le sue figure di attaccamento primario, anche nel futuro farà molta fatica a creare relazioni di fiducia, e ogni piccolo trauma della vita diventa qualcosa di estremamente spaventoso e distruttivo. 


Se pensiamo ad un bambino che da piccolissimo non ha difese psicologiche per sopportare questo trauma, possiamo immaginare quanto immenso sia il dolore e la difficoltà anche nel riconoscere la propria sofferenza e quella altrui. 
E' una sofferenza lancinante, atroce, distruttiva che accompagna un profondo senso di vuoto e terrore, che difficilmente la persona borderline può anche solo vedere. 

La persona con questo disturbo non ha la volontà consapevole di ferire chi lo ama, il trauma subito risiede nelle profondità dell'inconscio e durante una psicoterapia dovrebbe essere riportato a galla per iniziare lentamente, grazie alla relazione con un terapeuta, la ri-costruzione di una relazione basata sulla fiducia e l'empatia...proprio quello che solitamente è mancato alla persona. 


Il problema è che chi soffre del dist. borderline non ne è consapevole e per questo nelle relazioni di amore, dove è richiesta maggiore intimità emotiva e sintonia, comprensione ed empatia, il borderline tende ad avere comportamenti distruttivi...non solo verso il partner, ma anche e soprattutto verso sé stesso


Immaginate la paura e il terrore che provoca una relazione per una persona borderline: proprio nella relazione con i propri genitori (che teoricamente ci amano incondizionatamente) qualcosa non ha funzionato, quindi pensiamo a quanta paura e incertezza provano, nello sperimentare la possibilità di una vicinanza emotiva e allo stesso tempo una enorme difficoltà nell'accettarla (non avendone mai fatta esperienza)! 

L'unica cura è proprio la psicoterapia, integrata se necessario con un supporto farmacologico, che permette alla persona con questo disturbo di fare un'esperienza riparativa, in un contesto protetto, con un terapeuta che prova empatia, con atteggiamento accogliente, non giudicante, che consente alla persona di comprendere piano piano le proprie emozioni, e di conseguenza imparare a leggere le emozioni negli altri. Inoltre la terapia si basa sulla costruzione di un rapporto basato sulla fiducia, che molto lentamente rappresenta la cura in sé.



Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa e Psicoterapeuta Chieti - Pescara
Tel. 340.0072355

29 commenti:

Anonimo ha detto...

Che "belle" parole verso chi ha un disturbo borderline...veramente "umane"...stando a quello che dice lei dovrebbero suicidarsi!
Proprio una "brava" psicologa...
Le persone affette da tale disturbo vanno AIUTATE non allontanate..

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Mi scuso se dall'articolo se il tono è molto forte, ma l'intento non era sicuramente offensivo verso persone che soffrono di un disturbo borderline. Questi punto trattati si riferiscono a delle dinamiche che nascono nelle relazioni tra persone con tratti borderline e persone con dipendenza affettiva. Purtroppo queste relazioni sono molto diffuse, perché entrambe queste persone avvertono un senso di vuoto interiore che le porta ad "appoggiarsi" all'altro per cercare di trovare risposte ai propri bisogni. Lei mi ha giudicata come una pessima psicologa, ovviamente non conoscendomi e basandosi su pochissime righe di un articolo sicuramente scritto in modo forte, che in realtà riporta schematicamente il vissuto emotivo di chi si relaziona al borderline, non le caratteristiche di una persona che soffre di questo disagio. Succede di dare giudizi affrettati, come succede di scrivere un articolo, sotto la richiesta di alcuni utenti, che hanno a volte bisogno di essere spronati per chiudere relazioni violente psicologicamente e distruttive, per entrambi i partner. Questo breve contributo non è assolutamente esaustivo e completo, è una visione parziale, semplificata e super schematica di alcune dinamiche di relazione, quindi sicuramente inesatta e priva di tutta la descrizione del mondo affettivo di chi soffre di un disturbo di personalità. Per fare quello non basterebbe un libro, perché chi soffre ha un mondo di affetti, di emozioni, pensieri e bisogni, che io potrò solo immaginare, senza mai conoscerlo fino in fondo. Mi scuso ancora per il tono e spero che riesca a rivedere le mie parole scritte, sotto una luce differente.

Anonimo ha detto...

Il suo articolo è stato chiaro.Sono del parere che
chiudere una relazione con una persona con disturbi della personalità che arriva ad autolesionarsi con coltelli per rabbia,con tutto l amore che si può avere,diventa necessaria perché uccide la serenitá dell anima dell altro.
La cosa sconvolgente é che queste persone danno la colpa dei loro scatti a chi gli sta accanto,affermando che loro sono così per causa nostra.

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Esatto, il senso è proprio questo. In queste relazioni inoltre non ci si rende conto che anche il partner che non ha apparentemente un disturbo di personalità, a modo suo regge e mantiene un equilibrio instabile. E' come se la sofferenza si autoalimentasse proprio grazie alla relazione. Quello che voglio mettere in chiaro è che se ci si trova in una relazione che fa soffrire, è importante imparare a riconoscere certi segnali e a proteggersi. Questa protezione non significa abbandonare l'altro, ma prendersi cura di sé, e aiutare chi ha una patologia a comprendere che è necessario chiedere aiuto per poter trovare una serenità necessaria. Il meccanismo di dare la responsabilità agli altri, è un meccanismo di difesa psicologico, per cui si tende a proiettare sull'altro, parti di sé negative che non possono nemmeno essere pensate, a causa dell'enorme dolore. Già riuscire a notare alcuni aspetti, a vedere con consapevolezza quando il legame non è sano, è il primo passo per stare meglio.

Anonimo ha detto...

Dottoressa io mi trovo in una situazione simile.. e non riesco a capire se sono stato io quello con personalità dipendente o quello con personalità borderline.. ora sto in cura con uno psichiatra che mi ha dato depressione maggiore ma prima di andare da lui ho eseguito un percorso psicoterapeutico da cui poi son esploso tanti problemi accumulati negli anni da cui scappavo e son crollato totalmente e richiedendo quindi un supporto farmacologico con Prozac ciprolex e sanax.. Io ho paura che non sia solo una depressione maggiore perché con la psicoterapia è come mi avessero detto che tutti gli insuccessi la poca auto stima che cercavo da sempre di aumentare,invano, dipendessero solo e soltanto da me.. e non era colpa mia se ero così.. Non mi ha mai detto che cosa avevo ma riascoltato le note audio che mandavo e le cose che scrivevo ho come la sensazione di essere stato ip borderline anche se io non ho mai sottomesso anzi mi son perso nel tentativo di riuscire ad amare dimenticando cosa volevo e cosa mi piaceva.. ora mi ritrovo a casa mia ho dovuto lasciare la città in cui vivevo il lavoro e tutto perché quando sono crollato era come se avessi perso la mia anima e non sapevo dove andare cosa fare..ero totalmente disperato.. ora però è come se non avessi più un obbiettivo e non riconosco più perché non riesco a fare nulla di ciò che facevo prima.. premetto che inizia la psicoterapia perché avevo avuto una delusione lavorativa pesante e stavo crollando poi la relazione che avevo durava da 6 anni e non riuscivo ad andare a convivere avevo paura.. premetto che volevo lasciarla ma non ci riuscivo perché vedevo il buio.. inoltre la mia ex era sotto cipralex da anni e aveva 8 anni più di me.. diciamo che ho paura perché non so più che cosa sia diventato e non so come recuperare il vissuto.. Non me lo sento sulla pelle ma se guardo le foto piango perché mi manca quello che ero anche se eto sempre scontento e con pochi amici..

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buonasera, dalle tue parole si sente molto dolore, molta sofferenza. Prendere contatto con il proprio dolore non è semplice, e può dare la sensazione di sentirsi persi. In realtà forse questo momento brutto della tua vita è l'unico in cui puoi concederti il lusso di essere fragile, di toccare con mano la tua anima dolorante. Ci vuole tanto coraggio, le maschere servono per difenderci e quando le gettiamo via, ci riscopriamo in modo autentico. Non credo che siano importanti le etichette, dare un nome preciso alla sofferenza può aiutare ma solo in modo parziale, perché quello che aiuta davvero è riuscire a rileggere la propria vita, cercando di arricchire la tua idea. Quello che favorisce il cambiamento è la possibilità in psicoterapia di lavorare sulle tue risorse e sperimentare dei modi nuovi per affrontare le difficoltà. Dalle poche cose che mi scrivi sembra che in precedenza la tua strategia per gestire le difficoltà era quella di tenere duro, e spinto dalla paura del cambiamento, cercavi di andare avanti facendo finta di niente. Ma questo meccanismo è deleterio, come se la tua mente non potesse mai esprimersi veramente fino in fondo. Non possiamo stare nelle relazioni basandoci sulla paura. Non è giusto verso noi stessi. Ora sei in una fase di transizione, in cui sembra che non riesci a trovare il tuo equilibrio. Proprio in questo momento ti suggerisco di non lasciare la psicoterapia, ma di utilizzare quello spazio protetto, per provare a pensare ad un modo nuovo per gestire il dolore. Non puoi far finta che non ci sia, ma puoi lavorare sullo sperimentare modi nuovi, diversi dal passato, che ti possano aiutare a ritrovarti. Ti faccio i miei migliori auguri!

Anonimo ha detto...

Lo so che non servono le etichette fa solo peggio ma il non sentire più la persona che ero prima combattiva desiderosa di star bene con se stesso e sentirmi senza un'anima dato che è come se abbia davvero buttato la spugna e non provo più nulla per niente e nessuno mi fa male.. Non so cosa ci possa esser dietro e i0 che ho sempre cercato di esser una buona persona onesta combattiva vedermi così e sapere che non è solo un brutto sogno ma la realtà mi distrugge.. se fosse depressione i farmaci avrebbero fatto il loro effetto ma da quando la vecchia psicologa mi ha fatto rivivere un trauma ed il mondo ha iniziato a cadermi sopra è come se avessi iniziato un'auto distruzione prima le competenze lavorative poi il dolore fisico poi il lasciare la mia ex con una sofferenza inimmaginabile perché vedevo che lei proseguiva la sua vita come se nulla fosse (in questa fase ero sotto cipralex perché non riuscivo a uscire per andare a lavoro).. poi son stato mollato dalla psicologa e dallo psichiatra e mi son fatto seguire dall0 psichiatra di casa dato che mio padre soffre di schizofrenia da quando avevo 12 anni e molti traumi li ho vissuti indirettamente.. lo psichiatra che conosce tutta la storia sa che io da sempre avevo paura di diventare come mio padre.. e di fatti è come se tutti i miei incubi si stiano realizzando solo che ora non ho più la forza di scappare e di credere in una vita serena perché la forza di volontà è svanita come ho rivissuto un trauma in seduta dalla psicologa.. ora non mi fido più di me e sto immobile sempre più isolato perché veder la famiglia che prova ad aiutarmi e io che non provo nulla mi fa piangere.. vedere che le mie foto e non swntir più quella persona mi getta nella disperazione.. È come se fossi inpotente pur avendo le capacità.. lo psichiatra dice che non è momento della psicoterapia io son andato da un'altra psicologa cognitivo comportamentale e lei dice che devp ricostruire dato che la precedente psicoterapia ha distrutto tutto quello per cui avevo lottato
. Ora quindi sto in mobile pur sapendo che solo io posso fare qualcosa ma mai come in questi mesi mi sento senza sperqnza perché dentro di me ce il silenzio..

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Da ciò che scrivi ho come la sensazione che il silenzio delle tue emozioni sia stato un ritiro, uno scappare da alcune consapevolezze che facevano troppo male. E' un meccanismo di difesa, che di solito si acquisisce da bambini e poi in età adulta non è molto funzionale. Essendoti spaventato così tanto avendo rievocato il trauma, la mente, per proteggersi dalla sofferenza, si è chiusa, ripiegata su se stessa per non farti sentire emozioni. Il problema è che oltre alle emozioni (che sono vitali per noi) si sono chiuse anche le speranze, gli obiettivi, i desideri, tutto. Credo che lo psichiatra ti stia sconsigliando la psicoterapia perché ha paura che tu possa non essere in grado di reggere il dolore, che inevitabilmente deve venire fuori parlandone e cercando di rileggere la tua storia in modo differente. Io non conosco la tua storia, né la tua situazione, e non posso sapere se sei in grado di reggere questo dolore oppure no; ma so, dalle tue parole, che in questo momento anche il "sentire" ti sta distruggendo. La psicoterapeuta ha ragione, bisogna che pian piano, con i tuoi tempi, in modo molto cauto e delicato, tu possa avere uno spazio protetto in terapia, per ricostruire, per ricominciare a sentire, non solo le emozioni negative, ma anche tutte quelle positive, a concederti la possibilità di desiderare e crearti degli obiettivi! Sta a te decidere, e ti suggerisco di pensarci ad un nuovo percorso con la psicoterapeuta, chiarendo fin dall'inizio che hai bisogno di andarci piano, che devi rimparare ad ascoltare le tue emozioni e avendone paura, bisogna fare con molta delicatezza.

Anonimo ha detto...

Io da quando mio padre è iniziato a star male è come se avessi interiorizzato la sua malattia..la paura di diventare come lui.. da lì tanti piccoli traumi normali perdita di amici tanta solitudine la prima relazione d'amore finita in un momento in cui avevo bisogno di affetto e forza.. dopo all'età di 12 anni uno dei miei sogni che era quello di diventare un giocatore di calcio venne reso irrealizzabile per circostanze non dipendenti da me e da quel momento è come se si fosse rotto qualcosa in me.. da quel momento è ho proseguito la mia vita sempre alla ricerca di qualcosa..sentivo che mancava qualcosa ma non sapevo cosa.. forse papà forse gli amici.. Non l0 so solo che da quel momento in me è nata la convinzione che non sarei mai stato felice e che sarei stato solo come un cane da grande.. questa cosa non era qccettabile per me e quel bruciore allo stomaco mi spingeva a cercare provare ma ogni volta era come se qualcosa dentro di me mettesse dei limiti.. Non riuscivo più ad innamorarmi, non riuscivo a trovare qualcosa che mi entusiasmasse.. però andavo avanti e provavo provavo fino a quando non come ha 21 anni ho mollato tutto e son partita.. mi sentivo forte e desideroso di trovare quel qualcosa che mi mancava e all0 stesso momento scappavo dalla malattia che la sentiv0 sempre lì vicina ad impedirmi di star sereno con me stesso.. la psicologa di Roma è come se mi abbia detto puoi scappare e provare qualsiasi cosa ma non è colpa tua se sei così e se non riesci ad amare e ad essere sereno.. questo ha come innescato un'auto distruzione perché qualcuno mi aveva detto che le mie paure eran vere e non risolvibili.. questo è stato quello che è arrivato a me.. da lì il declino la perdita di quello in cui credevo della forza e della speranza.. le medicine alleviano a momenti il dolore ma ora è come se fossi tornato al punto di partenza senza però quella speranza che avevo 10 anni fa.. e la speranza non te la danno nel le medicine ne gli psicologi ne Dio.. e vivo le giornate come se fossero una gabbia da cui non posso più uscire.. combatto per n0n soccombere ma non vivo in sostanza perché qualsiasi cosa mi imponga di fare so che non mi darà quella speranza che avevo prima.. ho ripreso la psicoterapia in accordo con l0 psichiatra che seguirà passo passo la cosa.. ma io è come se già sapessi che tanto non troverò la luce.. io mi chiedo solo
... ma una psicologa che dovrebbe aiutare può aiutare a far convincere che dal male che hai dentro non potrai mai guarire... quando chiesi la spedizione delle fatture mi mise dentro 20 centesimi come per dirmi ancora più forte che nessuno poteva aiutarmi e che sarei rimasto nel limbo

Anonimo ha detto...

Buona domenica, io ho un disturbo borderline e sono in cura presso uno psicologo. Non so cosa fare più che altro perché mi manca la mia ex partner. Mi mancano le sue attenzioni, le sue carezze, mi manca il suo lato dolce. Lei è scappata perché le ho rovinato la vita, non è mai stata mia intenzione. Io mi sto rialzando. Ho paura di non riuscire più a rivederla. Ho paura che se dovessi tornare da lei tutto ritornerà come prima, ho paura che le possa rovinare la vita di nuovo. Lei non sa nemmeno se starmi vicino o lasciarmi perdere perché non sa come fare.
Vorrei sapere se è d'uopo per entrambi non perdere i contatti con lei e riprendere a vederci. Ho letto molti articoli e posso dire che io veramente la amo. Non è vero che non provo niente, che mento o che sono un mostro. Io non voglio crearle problemi. Io odio vederla piangere e sentirsi in colpa ed è ciò che mi sta dando la forza per rialzarmi. È difficile. È dura. Non sarebbe difficile se alla fine non mi aspetterebbe qualcosa di bello ed è ciò che mi ripeto ogni qual volta sto per cadere. Secondo lei è giusto che mi stia vicino o deve scappare a gambe levate?
Grazie.

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buongiorno e grazie per la sua testimonianza! Devo fare una premessa necessaria: ogni persona è un mondo a sé, con una propria storia, con i propri dolori, e questo differenzia anche la patologia. Una diagnosi in fondo è solo un'etichetta per dare un nome alle cose, ma dentro il disturbo borderline esistono differenti gradi di intensità. La persona che ha questo disturbo non intende ferire l'altro in modo consapevole, assolutamente non se ne rende conto perché la difficoltà di stare in una relazione di condivisione emotiva è qualcosa che nasce da un trauma, una mancanza, un bisogno precoce insoddisfatto. Non è colpa sua se ha questa difficoltà, se soffre e involontariamente fa fatica a vivere in una relazione.
Lei sta facendo enormi sforzi per migliorare la sua situazione, ma le consiglio di vedere questo percorso soprattutto come un aiuto per sé stesso, per trovare il giusto equilibrio che le permette di essere sereno. Non lo faccia solo per ritrovare la sua ex compagna, lo faccia prima di tutto per sé stesso e vedrà che di conseguenza, riuscirà a ritrovare i suoi affetti. In ogni caso alla fine c'è qualcosa di bello che l'aspetta, la sua felicità! E' sicuramente un percorso lungo e faticoso, ma questo definisce ancora di più la sua forza. Coraggio, vedrà che pian piano riuscirà a trovare ciò di cui ha bisogno, quel sostegno emotivo che le permetterà di essere più sereno! Un caro saluto e un grande in bocca al lupo ad una persona coraggiosa!!

Anonimo ha detto...

Buonasera.Credo di avere intrapreso una relazione con una persona borderline.Cercherò di riassumere brevemente quello che mi è accaduto in sei mesi.Dopo avermi chiesto l'amicizia su di un social ci siamo incontrati e devo dire che ci siamo piaciuti sin da subito. Non è passato molto tempo e mi ha chiesto di essere introdotta in famiglia.Anzi,direi quasi da subito diceva di voler conoscere i miei figli, così in questo modo avremmo potuto passare più tempo insieme e allo stesso tempo sarebbe stata per lei una conferma del mio amore.Naturalmente trovavo assolutamente prematuro e singolare il fatto che lei me lo volesse quasi imporre.Mancavano pochi giorni alle vacanze quando ci siamo conosciuti e mi diceva più volte di volerle passare con me a tutti costi,ma io dovendo trascorrerle con i miei figli (siamo separati entrambi) le dicevo che non era possibile.A questo punto lei mi chiedeva conferme per le vacanze successive cioè quelle natalizie e quelle estive dell'anno dopo.Ogni qualvolta che incontrassimo persone della mia cerchia voleva essere presentata come la compagna seppur fossero passati pochissimi giorni dall'inizio della nostra frequentazione.Non avevamo molta condivisione ma l'intesa sessuale era alle stelle.In quei momenti lei mi diceva come potessimo essere unici ed indivisibili. Naturalmente la trovavo molto disinibita.
Ho incontrato lei in un momento piuttosto statico che stavo passando in una storia con un'altra persona.Lei ne era al corrente ma diceva che il suo sentimento era capace di andare oltre...
Premetto che sin da subito ha iniziato a controllarmi sui social andando a classificare tutti i miei contatti femminili e i loro commenti,sia per numero che per tipologia. Si adirava in modo esagerato quando non rispondevo immediatamente ai suoi messaggi o se non rispondessi subito al telefono.
Una cosa curiosa era che spendesse per scarpe ed abbigliamento in modo continuo.
Arrivando al dunque decido di troncare la relazione condizionato da più insicurezze.
È da qui che si scatena un uragano di odio fatto di epiteti diretti,minacce e richieste di spiegazioni.L'espressione che mi colpisce di più è quella di dirmi che la storia finirà quando lo deciderà lei...
Naturalmente il tutto condito da contatti con i miei amici piú cari sui social per andare a minare la mia reputazione,nonché poi i miei familiari e addirittura i miei figli.Entra naturalmente in competizione con la persona che frequentavo,e lo fa in modo deciso e addirittura ingiurioso e denigrante.
Oggi vivo nell'indecisione che mi possa accadere qualcosa.Sento la sua presenza in relazione ai frequenti messaggi subliminali che lancia,alle telefonate mute e al pensiero costante di trovarmela sotto casa all'improvviso,come più volte é accaduto del resto,e a qualsiasi ora.
Lei ha sempre sostenuto che se non le avessi dato dubbi non si sarebbe scatenata la sua ira,e non avrei nemmeno coinvolto i suoi figli che piú volte l'hanno vista piangere disperata per causa mia.
L'aspetto piú assurdo e paradossale?
Che con lei mi divertivo,era comunque amorevole e premurosa nei miei confronti e quindi tutto sommato ci sono molte parti di lei che mi mancano.Mi chiedo spesso quanto ho sbagliato e se ho fatto bene ad andarmene.
Grazie infinite per l'ascolto.

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buongiorno e grazie per aver raccontato la sua esperienza. Da questi elementi che ha raccontato non posso esprimere una diagnosi, non potrei mai dire se questa persona ha qualche disturbo psicologico e non è questa la sede giusta per farlo. Da questa storia emerge sicuramente una fragilità profonda di questa donna. Lei ha spiegato perfettamente quella sensazione di "soffocamento", del "tutto e subito", che non rispecchiava i suoi tempi e le sue modalità. In alcuni rapporti può accadere. Persone molto bisognose di affetto e di certezze non riescono a concepire i rapporti nella loro gradualità. Una relazione si consolida nel tempo, grazie alle esperienze condivise, alla ripetitività. Ogni persona giustamente ha i suoi tempi e non bisogna mai forzare né se stessi né gli altri. Lei in fondo si è forzato, ha percepito queste sensazioni di eccessiva velocità nel rapporto, ma si è lasciato guidare dalla grande intesa intima, dimenticando forse la cosa più importante: l'intesa mentale e di progetto. Quello che definisce una coppia sana non è solo l'intimità soddisfacente, ma anche una progettualità comune, un modo di vedere la vita simile, una condivisione di valori. Forse stanco dal rapporto precedente ha pensato che questa ventata di affetto e passione fosse la cosa giusta, ma si è rivelata un'eccessiva possessività. Credo che il comportamento di questa donna possa essere eccessivo, visto che lei vive nella paura, nel timore delle sue minacce. Se sente un pericolo reale, se avverte che questa persona la perseguita in modo assillante, le consiglio di rivolgersi alle forze dell'ordine. La persecuzione in Italia è un reato, il reato di stalking per la precisione, e anche le donne possono mettere in atto questi comportamenti che ledono la serenità dell'ex compagno. Cerchi di essere chiaro e fermo e se lei continua le suggerisco di rivolgersi ad un legale e di tutelarsi. I rapporti possono finire male, con dei dubbi sulla fedeltà dell'altro, ma non per questo si è autorizzati a spaventare e perseguitare. Questa esperienza negativa però le sia di aiuto per scegliere i prossimi rapporti con attenzione, ascolti di più il suo istinto, i segnali di allarme li ha avvertiti fin dall'inizio ma ha scelto di non ascoltarli. La prossima volta sono certa che andrà meglio! Un caro saluto e tanti auguri a lei e ai suoi cari di Buone Feste!!

Unknown ha detto...

Buonasera.Ho conosciuto il mio ex ragazzo tre anni fa,me ne sono innamorata subito perchè era un ragazzo presente,sensibile,con cui parlavo di tutto.Ho provato emozioni molto intense,profonde e ho pensato che avessi trovato ciò che avevo sempre cercato.Lui separato,mi riempiva di attenzioni e bellissime frasi.Dopo pochi mesi inizio a notare delle reazioni eccessive ai primi litigi.Scatti d'ira assurdi,esplosioni di rabbia fuori ogni controllo,offese,aggressività e una volgarità verbale che mi hanno portato per difendermi a scendere ai suoi stessi livelli e a restare sconvolta da tale reazioni.Non lo riconoscevo, si trasformava in un'altra persona,insensibile,crudele,offensiva,aggressiva e gli consigliai di farsi aiutare da un terapista.Lui,piangendo e dicendo di non volermi perdere,decise di iniziare a farsi seguire da una psicoterapeuta ma lasciò dopo soli 4 mesi nonostante diceva di essere felice di cambiare ed essere una persona migliore.Lui stesso disse che diventava cattivo facendo del male a chi gli vuole bene e per un periodo si allontanò dicendo che lui non voleva farmi soffrire e non voleva diventare cattivo come lo era con la sua ex perchè non lo meritavo.Ad ogni litigio si toccava sempre più il fondo ed io scendevo ai suoi stessi livelli tirando fuori il peggio di me.Inoltre diventò meno presente,passava i week end a dormire tutto il giorno, esagerava con l'alcool ad ogni occasione possibile,due volte è svenuto,di cui una dopo aver incontrato un "amico" con cui si è visto frettolosamente e dopo essere rimasto chiuso in bagno per mezzora,una volta è sceso da casa visibilmente fuori controllo,non in grado di ragionare e parlare,dopo un litigio.Quando lo conobbi,mi parlò di aver abusato di marjuana e cocaina per anni ma che queste cose erano parte del suo passato e ne era uscito da solo.Ad oggi inizio a credere che non sia affatto così ma ci sia ancora dentro e mi abbia mentito per due anni.Ad agosto l'ho lasciato,dopo l'ennesimo litigio.Lui aveva anche bevuto non so quante birre e ha tirato fuori un mostro.Sono dovuta scappare via non sentendomi più al sicuro con lui,per le troppe offese,umiliazioni,urla,pugni sul tavolo e l'ho lasciato che urlava dalla finestra dell'albergo le peggiori offese che potesse farmi.Avevo provato infinite volte a dirgli di farsi aiutare ma per i successivi due mesi solo altra cattiveria,rinnegando di avere delle responsabilità ma buttando tutta la colpa su di me, sul fatto che io lo portavo a reagire così,sul fatto che gli altri lo portano a fare così,affermando di non avere alcun problema e che eravamo incompatibili,che lo avessi deluso più della fine del suo matrimonio e nonostante io gli ho ripetuto fino allo sfinimento di tornare in terapia e farsi aiutare lui ha chiuso ogni rapporto.Non c'è giorno in cui io non pensi a lui,che non mi chiedo se sta bene ma il dolore che ho provato per la troppa delusione e le troppe umiliazioni ricevute è troppo grande e da tre mesi ho smesso di cercarlo.Io mi ero innamorata di quel ragazzo sensibile che avevo conosciuto e che per amore mio voleva cambiare e farsi aiutare.Ma ad oggi le scrivo per chiederle cosa ne pensa, se crede che lui sia effettivamente un border e se abbia ancora un problema con la droga, una dipendenza da cui non è mai uscito.Le premetto che la madre è come lui:una donna volgare,offensiva,ansiosa,irascibile, provocatoria,aggressiva e la sorella anche.Non ho smesso nonostante tutto di pensare a lui,di amarlo,ma ho dovuto scegliere me e il rispetto per me stessa,a stare con lui.Ci siamo sentiti via messaggi fino a novembre ma perchè sono stata sempre io nei momenti di grande dolore e pianti a scrivergli sperando lui si rendesse conto e facesse qualcosa per farsi aiutare.Lui non mi ha mai cercata se non in seguito ad aver saputo che sono finita in ospedale per un malore avuto a fine novembre.Mi sento impotente e con le spalle al muro.Grazie, Giovanna

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buonasera Giovanna, e grazie per aver avuto il coraggio di raccontare la sua storia di amore, così difficile. Credo che lei sia riuscita a rendere bene l'idea di una relazione con una persona che ha delle enormi fragilità e che inevitabilmente non riesce a gestire le emozioni in modo costruttivo, ma diventa distruttivo. Non posso con certezza dire se il suo ex fidanzato abbia un disturbo borderline oppure no. Posso dirle che è difficile a volte categorizzare le difficoltà di una persona all'interno di una etichetta, ma le dinamiche che mi racconta possono "far pensare" a dei tratti borderline di personalità. (non posso dirlo con certezza, per correttezza professionale). Uno dei tratti tipici di chi soffre di questo disturbo è la difficoltà nel gestire le emozioni, che si manifesta anche attraverso degli eccessi o delle dipendenze. Non so però quanto possa esserle di aiuto trovare un nome al disagio del suo ex ragazzo...forse quello di cui ha bisogno lei è di rivedere quella immagine iniziale, di un ragazzo attento, premuroso e gentile...non perché non lo fosse, ma perché era solo una parte della sua personalità. Questo vale per tutti: all'inizio di un rapporto si mettono in luce gli aspetti positivi, e presi dal sentimento, non si vedono subito quegli elementi che non ci piacciono. Capisco che ora lei si aggrappi a quel ricordo, a quel forte sentimento che è nato nel suo cuore. Lo comprendo la terapeuta e da donna. Quando tocchiamo la felicità con mano, è difficile lasciarla andare. E' stata davvero molto forte e coraggiosa a chiudere la relazione, immagino quanto le sia costato. Ma forse non poteva fare altro, se non si riesce ad andare d'accordo si rischia solo di farsi male. La fine di una relazione è sempre una perdita, un lutto, che deve elaborare prima di poter andare avanti. Si prenda altro tempo, e provi a non rimuginare sul passato, ma ad immagina come vorrebbe vivere una relazione appagante, di cosa ha bisogno per essere felice in una relazione. Quando si hanno così tanti dubbi e quando si è tentato diverse volte, risulta difficile che la situazione possa cambiare. Immagino quanto si senta segnata, quanto amore ha ancora nel cuore, forse è direttamente proporzionale al bisogno di amore che il suo ex ragazzo aveva. Lei però non può passare la sua vita cercando di aiutare il suo compagno, ma ha diritto ad essere serena e felice. Questo amore le ha insegnato che lei è capace di un sentimento così grande, di un affetto sconfinato. Le auguro di trovare al più presto la sua strada e tutta la felicità di cui ha bisogno e che merita! Un abbraccio forte, Roberta

Anonima innamorata ha detto...

Buongiorno dottoressa, mi chiedo se fosse possibile , in qualche modo, avere un contatto con tutte queste persone che , come me, hanno sofferto tantissimo per via delle loro relazioni con soggetti borderline. Ho vissuto lo stesso incubo e sto ancora malissimo per quanto ho sofferto e soffro ancora per una persona che amo più della stessa vita , ma che ha deciso di sparire poiché io sono stata la causa di tutti i suoi problemi. Non sto a raccontare i particolari perché scriverei esattamente una copia di tutto quello che hanno scritto gli altri miei compagni di “sventura”. Mi piacerebbe poter parlare e/o confrontarmi con chi soffre come me e ritrovare finalmente la serenità che ho tanto desiderato in tutto questo tempo. Grazie per avermi ascoltata

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buongiorno Anonima, grazie davvero per la sua testimonianza, perché rappresenta un buon modo per cercare di uscirne. Parlarne è fondamentale, purtroppo un rapporto con una persona che ha tratti di personalità borderline può essere distruttivo, e uscirne ancora più difficile. Ormai da diversi anni incontro persone come lei che cercano faticosamente di uscirne, capendo quale enorme bisogno di amore è rimasto inascoltato e incompreso. Se le fa piacere vorrei trovare il modo di aiutarla a realizzare il suo desiderio di condivisione, mi contatti privatamente al mio indirizzo mail e ne parliamo roberta.schiazza@libero.it
Le mando un caro saluto, Roberta

Anonima innamorata ha detto...

Le ho scritto una mail . Grazie

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Ho controllato ma non mi è arrivata la mail, forse c'è stato qualche problema di trascrizione della mail. Comunque può contattarmi privatamente anche con messaggio whatsapp al mio numero. Le auguro una buona giornata!

Anonimo ha detto...

Salve dottoressa, da come viene descritta la persona borderline nell’articolo come in tutti gli articoli finora letti, sembra quasi che le persone che soffrono di questo disturbo non amino davvero i loro partners, “il non-amore”; io da pochissimo ho scoperto di soffrirne, purtroppo, e non l’ho mai voluto ammettere. Ho trattato il mio ex ragazzo malissimo, l’ho vessato psicologicamente e fisicamente, e quando lo facevo davvero attribuivo le colpe a lui, io ero profondamente certa che lui non mi amasse davvero. Siamo stati insieme due anni e quando mi ha lasciato ho minacciato il suicidio, ma alla fine anche se lui è completamente sparito senza lasciare nessuna traccia vivo lo stesso, ho pensato non ce l’avrei fatta a superare anche questo dolore. Ma sono ancora qui. E a distanza di un anno dalla rottura io posso dire che lui è stato il mio grande amore, e questi miei comportamenti anche se risulta molto difficile è paradossale da capire, li ho avuti proprio perché ero persa per lui. E non c’è sofferenza peggiore come perdere una persona e sapere che è tutta colpa tua. Io a distanza di un anno sento di amarlo tantissimo ancora, e penso lo amerò per sempre. Bisogna provarlo sulla propria pelle questo disturbo per capirlo, perché anche se distruggiamo la vita delle altre persone, le prime persone a distruggere siamo noi stessi. L’unica mia paura è che non potrò mai più innamorarmi, mai più avere nessun fidanzato perché ho il terrore di trattarli male tutti, e il bello è che quando succede non me ne rendo nemmeno conto. Ho paura che rimarrò per sempre da sola, per la paura che ho di far soffrire, a convivere con questo disturbo che mi dilania la vita

Anonimo ha detto...

So che tutti voi che avete avuto un partner borderline avete sofferto da morire, ma sappiate che questa persona non è cattiva, non è un mostro, ma purtroppo vi ama in modo sbagliato. Quindi bisogna o aiutarla, o mollare la presa, ma per favore non pensate mai che non vi ami, che vi stia prendendo in giro, che sia una persona orribile, non fatela passare come strega o mostro, perché soffre tanto quanto voi

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buon pomeriggio, ringrazio tantissimo per questa testimonianza, che mi consente nuovamente di fare alcune precisazioni. Ovviamente questo articolo è una semplificazione molto ridotta di quella che è una complessa patologia che si sviluppa proprio nelle relazioni. Bisogna innanzitutto sottolineare che in ogni persona che soffre di qualunque disturbo di natura psicologica ci sono differenti livelli di gravità. Ogni persona è a sé e ognuno ha una propria storia di vita. Nell'articolo io non parlo quasi per niente di come si può sviluppare un disturbo borderline, poiché ho scelto di concentrarmi su persone che hanno avuto con loro una relazione...il motivo è che come psicologa mi succede spessissimo di seguire in terapia chi esce da queste relazioni, persone che mostrano a loro volta delle grandi fragilità e difficoltà nell'ambito delle relazioni. Nessuno ne è immune, e può capitare a chiunque. Ma ora vediamo come una persona può sviluppare un disturbo borderline:

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Alla base dello sviluppo del disturbo borderline c'è un Trauma relazionale infantile. E' ormai largamente accertato che le relazioni con i propri genitori sono essenziali per il corretto sviluppo psicologico di ogni individuo. Il trauma che la persona prova di solito accade nei primissimi anni di vita, in una relazione con le figure di attaccamento (madre e padre) che non riescono a sintonizzarsi emotivamente con il proprio figlio. La rottura (o la difficoltà nel crearsi) un rapporto sano con la figura di attaccamento è il trauma più distruttivo in assoluto, e perdere la possibilità di creare una relazione di Fiducia Primaria con la madre (e nell'altro in generale) è qualcosa che purtroppo segna chi soffre di disturbo borderline, per tutta la vita.
Il trauma relazionale infantile porta il bambino a sviluppare uno stile di attaccamento disorganizzato: il bambino che non si sente protetto e al sicuro con le sue figure di attaccamento primario, anche nel futuro farà molta fatica a creare relazioni di fiducia, e ogni piccolo trauma della vita diventa qualcosa di estremamente spaventoso e distruttivo. Se pensiamo ad un bambino che da piccolissimo non ha difese psicologiche per sopportare questo trauma, possiamo immaginare quanto immenso sia il dolore e la difficoltà anche nel riconoscere la propria sofferenza e quella altrui. E' una sofferenza lancinante, atroce, distruttiva che accompagna un profondo senso di vuoto e terrore, che difficilmente la persona borderline può anche solo vedere.
La persona con questo disturbo non ha la volontà consapevole di ferire chi lo ama, il trauma subito risiede nelle profondità dell'inconscio e durante una psicoterapia dovrebbe essere riportato a galla per iniziare lentamente, grazie alla relazione con un terapeuta, la ri-costruzione di una relazione basata sulla fiducia e l'empatia...proprio quello che solitamente è mancato alla persona.
Il problema è che chi soffre del dist. borderline non ne è consapevole e per questo nelle relazioni di amore, dove è richiesta maggiore intimità emotiva e sintonia, comprensione ed empatia, il borderline tende ad avere comportamenti distruttivi...non solo verso il partner, ma anche e soprattutto verso sé stesso. Immaginate la paura e il terrore che provoca una relazione per una persona borderline: proprio nella relazione con i propri genitori (che teoricamente ci amano incondizionatamente) qualcosa non ha funzionato, quindi pensiamo a quanta paura e incertezza provano, nello sperimentare la possibilità di una vicinanza emotiva e allo stesso tempo una enorme difficoltà nell'accettarla (non avendone mai fatta esperienza)! L'unica cura è proprio la psicoterapia, integrata se necessario con un supporto farmacologico, che permette alla persona con questo disturbo di fare un'esperienza riparativa, in un contesto protetto, con un terapeuta che prova empatia, con atteggiamento accogliente, non giudicante, che consente alla persona di comprendere piano piano le proprie emozioni, e di conseguenza imparare a leggere le emozioni negli altri. Inoltre la terapia si basa sulla costruzione di un rapporto basato sulla fiducia, che molto lentamente rappresenta la cura in sé.
Spero di aver risposto al suo commento, e la ringrazio di nuovo per la sua testimonianza coraggiosa! Le auguro davvero di costruire la sua serenità, passo passo, e vedrà che sarà capace in futuro di amare e di trovare la persona giusta che l'accompagni in questo suo viaggio speciale, verso una rinascita! Un abbraccio forte ad una donna coraggiosa!

Anonimo ha detto...

Soffro di questo disturbo da qualche anno e le sue parole mi hanno fatta sentire un mostro egoista e senza cuore, incapace di mettersi nei panni dell'altro. Non credo affatto che le cose stiano così come lei le descrive. Ho conosciuto persone col mio stesso problema, capaci di un'empatia maggiore di tanti "psicologi" con cui mi sono relazionata nel mio percorso. L'amore, la sensibilità, la comprensione e l'empatia non sono affatto precluse al mondo oscuro delle persone che soffrono di questo disturbo. Comunque GRAZIE per le "incoraggianti" parole...certamente forniscono un "grande aiuto" a combattere lo stigma che ancora c'è e sempre ci sarà verso le persone con disturbo borderline.

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

La ringrazio per il suo commento, anche se ovviamente non è passato l'intento dell'articolo. Lei ha messo in luce un aspetto importante riguardo l'empatia. Chi soffre di questa patologia è assolutamente capace di provare empatia verso gli altri, ma anche troppa empatia, all'interno di una relazione di coppia, può essere un grande limite. Chi è tanto empatico rischia di confondere i propri sentimenti con quelli dell'altro e sentirli in modo troppo intenso e spesso doloroso. Non si parla di mostri o di etichette nell'articolo, cerco di spiegare meglio:
- L'articolo non è rivolto a chi soffre del disturbo borderline, ma nasce con l'intento di dare una scossa, in modo magari un po' forte, a chi ha una relazione NON SODDISFACENTE con chi ha questa patologia. Specifico inoltre che anche i partner coinvolti in queste relazioni hanno una qualche forma di dipendenza emotiva, o un trauma a livello emotivo, per rimanere in una relazione non soddisfacente.
- Ogni persona è differente e per fortuna esistono tanti livelli diversi di "gravità", non tutte le persone con una diagnosi di disturbo borderline hanno le stesse caratteristiche di personalità e ognuno ha delle risorse diverse che gli permettono di affrontare meglio la vita.
- Non ho mai scritto, e nemmeno minimamente pensato che chi soffre di questa patologia sia un mostro...anzi! C'è tutta una parte dell'articolo in cui si spiegano le ipotetiche cause del disturbo e sottolineo sempre (e lo ribadisco con forza!!!) la sofferenza enorme di chi vive una condizione di dolore psicologico. Bisogna leggere tutto l'articolo e cercare di comprendere prima di trarre conclusioni che possono far soffrire.
Ho letto e riletto l'articolo un centinaio di volte, e sinceramente quello che emerge chiaramente è la sofferenza e un enorme bisogno di amore, sia in chi soffre del disturbo borderline, sia in chi sceglie un rapporto in cui non si sente amato. Poi se si tende a considerare le cose solo in un senso, mi spiace, ma è una difficoltà tipica purtroppo di chi non riesce a considerare punti di vista differenti.
Non è stata mai nostra intenzione attaccare uno stigma, o in alcun modo parlare di "mostri", i mostri sono altri, non chi vive un dolore profondo e combatte per la propria serenità...ma tante volte le relazioni possono peggiorare lo stato di chi soffre e mantenere in atto equilibri che fanno male ad entrambi i partner. Spero di essere stata più chiara, e mi dispiace veramente se si è sentita in qualche modo stigmatizzata...non c'è assolutamente questa intenzione! Le auguro davvero di trovare la sua serenità e sono certa che ci riuscirà, perché dal disturbo borderline si può uscire, si può stare bene e soprattutto aggiungo, si è persone normali come tutti, ma forse con una fragilità ulteriore che si può manifestare in una relazione. Tantissimi auguri per la sua vita, e un caro saluto!

Anonimo ha detto...

buonasera mi riconosco in molti dei vostri racconti io sono stato due anni e mezzo con una ragazza border line e ha tutti i sintomi che avete descritto e io ho tutti i sntomi di chi a subito la relazione con lei la amo da morire nonostante tutto co che e successo ma da 15 ho mollato nonostante abbiamo anche una babina di tre mesi che sta con lei e la accudisce come una regina spero possa continuare a afrlo con la bimba io ancora vorrei aiutarla ma sono distrutto sia dal punto di vita psicologico che fisico che economico credo che a me erva un aiuto terapeutico grazie

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buongiorno, grazie per averci scritto. Dal suo messaggio emerge chiaramente quanto sia grande il vostro amore, e mi dispiace davvero sapere che purtroppo non riuscite ad essere felici. Per chi soffre di questo disturbo è difficile accettare l'amore, di essere amati, e quindi si può arrivare a non riuscire a costruire quella fiducia che consente al rapporto di mantenersi. Visto che avete una bimba così piccola, credo che possiate provare a chiedere un aiuto terapeutico, sia per voi come coppia che per voi come genitori. Se posso darle un consiglio, provate a farvi aiutare insieme, senza colpevolizzarvi...quantomeno provate a preservare il vostro rapporto come genitori e a collaborare per crescere al meglio vostra figlia. Se questo può avvicinarvi come coppia, sarebbe la cosa migliore e ve lo auguro di cuore!

Anonimo ha detto...

Buongiorno,
ho letto il suo bell’articolo e vorrei raccontare la mia esperienza.
Sono certa che il mio ex soffrisse di questa sindrome, non ho la diagnosi di uno specialista perché si è sempre rifiutato di ammettere di avere dei problemi e di farsi aiutare da chiunque, secondo lui il problema e la causa di tutto ciò che gli succedeva ero io e solo io.
Ad esempio: il suo abuso di alcol e droghe e la sua dipendenza patologica dal gioco, peraltro preesistenti alla nostra relazione, erano per lui una semplice e logica reazione al fatto che io lo stressavo, non lo lasciavo esprimere, non lo aiutavo (anche economicamente), insomma non ero all’altezza di ciò che lui voleva in una partner.
Diceva anche che lo tradivo di continuo, cosa assolutamente non vera, mentre più volte mi aveva tradita lui, giustificandosi col fatto che io l’avevo spinto a farlo con la mia mancanza di attenzione verso i suoi problemi.
Mi controllava ossessivamente e cercava di farmi terra bruciata intorno e di allontanarmi dai miei cari, d’altro canto però giurava di amarmi profondamente, ed era capace di fantastici slanci, specialmente all’inizio della relazione. Poi man mano sono andati sempre più diradandosi, mentre si moltiplicavano i periodi di pausa in cui non ci frequentavamo (non abbiamo mai convissuto). In quei periodi sentivo di stare bene, finalmente libera, finalmente me stessa, e alla fine di un percorso (troppo) lungo ho ricostruito la mia personalità e la mia autostima e ho trovato la forza di andarmene per sempre.
Non mi dilungo su altri suoi comportamenti che ho visto descritti in alcuni messaggi molto meglio di come potrei fare io, vorrei però fare una riflessione sul perché una donna come me, non giovanissima, autonoma e con ottime relazioni sociali sia finita invischiata in una relazione così malata.
Come ho letto nel suo articolo, il borderline ha una grande capacità di fare presa su persone emotivamente fragili o bisognose: ho infatti conosciuto il mio ex compagno subito dopo la separazione da mio marito, decisa da me in quanto non lo amavo più, ma con grandissimi sensi di colpa perché era una brava persona, e nel suo modo “sbagliato” ancora mi amava.
Credo quindi che inconsciamente, oltre ad avere bisogno di una relazione del tutto diversa, sentissi che in qualche modo dovevo “punirmi” per quello che avevo fatto, e di sicuro non era un periodo in cui amavo molto me stessa.
All’inizio della nuova relazione però era tutta euforia, il mio compagno mi idealizzava e mi trattava come una principessa, e io mi sentivo alla grande. Non è durata molto ovviamente, è bastato un mio atteggiamento secondo lui irrispettoso o mancante in qualcosa, per scatenare la spirale di violenze psicologiche che ne è seguita, dalla quale la mia autostima distrutta non mi consentiva di uscire.
Preferivo stare con lui, o tornare da lui dopo le rotture, dicendomi che in fondo mi amava e ogni tanto mi faceva stare bene, piuttosto che provare a rimettermi in gioco da sola o con un altro uomo.
A un certo punto però, circa 3 anni fa, qualcosa deve essere scattato in me, forse dopo l’ennesimo tradimento e allontanamento, o forse nel tempo ero riuscita a liberarmi dai miei sensi di colpa e a ricostruire la mia forza interiore, fatto sta che ho chiuso definitivamente e ho cancellato dalla mia vita quella persona che mi aveva fatto tanto male.
Non dico che sia un “mostro”, e sono a conoscenza dei suoi gravi traumi infantili che possono aver innescato la malattia, ma per 5 anni ha fatto a pezzi la mia vita e di lui non voglio sapere più niente.
Un passo per volta, faticosamente, ho rimesso insieme i pezzi di me stessa, delle mie amicizie, dei miei interessi, e poi è arrivato il lieto fine: da quasi un anno c’è un uomo meraviglioso, un uomo “normale”, con il quale sto provando dopo tanto tempo che cosa significhi una relazione sana, basata sul rispetto, sulla fiducia, sulla valorizzazione dell’altro ma anche delle reciproche differenze, sulla condivisione, sulla libertà di essere se stessi.
Grazie di aver ascoltato la mia storia.

Anonimo ha detto...

Io sono la ex di un ragazzo borderline. All'inizio sembrava il paradiso ma più passava il tempo più le cose peggioravano. Si stava trasformando come Dr.Jekyll e Mr Hyde, non era più quello di una volta. Mi diceva che era colpa mia, e le motivazioni che portava a sostegno di ció erano credibili, quindi mi sentivo sbagliata e in colpa. Avevo sempre paura di deluderlo, di fare la cosa sbagliata, e lasciavo decidere tutto a lui. Ma nonostante questo trovava sempre qualcosa di sbagliato. "Non sai mai fare la cosa giusta" mi accusava. Con il tempo poi ho capito che tutto ció era assurdo, che qualcosa non tornava. Così mi sono informata e ho scoperto la figura del ragazzo borderline. Sono rimasta con lui perchè volevo aiutarlo, volevo dagli tutto l'affetto di cui aveva bisogno, mi dicevo che questo disturbo non era colpa sua, e perciò accettavo tutto. Lui all'inizio era consapevole di questo suo "difetto" e voleva cambiare. Gli ho creduto. E ho aspettato. Ma non è mai successo. Dopo quasi un anno di relazione mi sono accorta che io non ero più nessuno. Dipendevo da lui, la mia felicità dipendeva da lui. Avevo sbalzi d'umore,avevo iniziato ad avere un brutto rapporto con i miei genitori per via di lui, avevo dei disturbi alimentari così accentuati che il mio medico stava preparando le carte per un ricovero d'urgenza. Allora ho detto basta. È stata durissima. Ancora oggi, a distanza di un anno, mi manca. So che è sbagliato, ma mi ha lasciato un vuoto dentro che non riesco a colmare.

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