giovedì 16 novembre 2017

Formazione psicologia per chi lavora in un negozio


Vi racconta cosa mi è successo ieri.
Entro in una gioielleria, saluto educatamente senza però ricevere risposta dalle due commesse presenti. Il negozio è vuoto. Faccio tutto il giro, guardo diversi oggetti interessanti, nel mentre le commesse continuano a parlare fra loro di cose personali. 
Non mi sento calcolata. Né un saluto, né un sorriso, nessuna richiesta. E nessuna vendita. 
Alla fine del mio giro avevo perso totalmente la voglia di acquistare in quel negozio. 
Perché ve lo racconto?

Perché mi sono sentita completamente ignorata, non considerata. Eppure avevo realmente bisogno di acquistare un oggetto. Non  sono entrata per caso, ma sono uscita senza nulla. 

Questo mi ha fatto molto riflettere, soprattutto ho riflettuto su quanto queste commesse avessero in quel momento perso. 
Hanno perso una cliente realmente interessata. Hanno fatto la figura delle maleducate. Hanno fatto perdere qualcosa all'azienda per cui lavorano. E addirittura hanno fatto perdere a me la voglia di fare un acquisto. 

Sarà capitato a tutti di fare un'esperienza simile alla mia, ma perché la racconto sul mio blog che parla di psicologia?

Per dimostrare che la psicologia serve davvero nella vita quotidiana. Lo psicologo non cura i malati di mente (non solo almeno), questa è la parte più piccola del mio lavoro. 
Lo psicologo può realmente aiutare le persone a stare meglio ed essere più produttivi. 

Come?
Vedete, io non mi sono per niente infastidita in quel negozio. Avevo semplicemente perso la voglia di acquistare. E questo mi ha fatto pensare. 

Quando compro qualcosa mi si prospettano 2 scenari:
1. Ho davvero bisogno di qualcosa e vado a comprarlo (se è finito il pane, cerco di sbrigarmi dando poca attenzione alla mia esperienza di acquisto, ma se la cassiera è un po' acida, mi rimarrà in mente e cercherò di evitare quel negozio specifico!)
2. Non ho un reale e immediato bisogno, ma qualcosa mi spinge a comprare, anche cose inutili o poco importanti in quel momento. 

Ieri mi trovavo esattamente in mezzo a questi due scenari. Avevo bisogno, ma non un bisogno immediato, e quindi ho potuto scegliere di andarmene senza comprare. 

Quello che mi è rimasto nella mente però è l'essere stata ignorata, e dunque so, quasi al 100 % che in quella gioielleria non ci andrò mai più. 
Peccato però per quell'azienda aver perso una possibile cliente per una scarsa conoscenza di alcuni elementi base di vendita e di psicologia. 

Mi direte, ma che c'entra la psicologia? Sono state solo maleducate! 
Si e no. Erano anche impreparate. 

Nel momento in cui si lavora a contatto con il pubblico la prima cosa da fare è utilizzare una comunicazione verbale e non verbale adeguata. 
Un sorriso, un saluto. Una predisposizione ad avvicinarsi fisicamente al cliente. 
Inoltre sul posto di lavoro occorre mantenere un atteggiamento adeguato: nel momento del mio ingresso in negozio avrebbero potuto terminare i loro discorsi personali e dedicarsi a me. Che poi è la stessa cosa che faccio io nel momento in cui sono in stanza con un paziente e non mi metto a giocare al cellulare! 

Ora vi faccio una domanda...Che cosa vi spinge a comprare più volte in un negozio?

Provo a pensare a delle risposte:
  • L'oggetto che ho acquistato è di buona qualità
  • C'è un buon rapporto qualità prezzo
  • Trovo qualcosa che è di mio gusto
  • Mi piace e basta, senza capirne la ragione. 
Su 3 punti su 4 io come psicologa non posso dare spiegazioni (qualità del prodotto, prezzo, gusto personale) ma sull'ultimo forse si. 

Quante volte hai smesso di andare in un negozio per l'atteggiamento dei commessi? Troppo aggressivi? Non accoglienti? 
Come vedete, l'atteggiamento di chi ci vende qualcosa può fare la differenza, perché a volte quella che conta è l'esperienza di vendita. 

Molti elementi psicologici possono entrare nell'esperienza di vendita e fare in modo che il cliente diventi fidelizzato. Fidelizzare il cliente significa proprio creare un rapporto di fiducia tale che il cliente possa tornare volentieri per acquistare in quel negozio. 

Gli elementi che creano una relazione di fiducia possono essere molti:
  • Un atteggiamento positivo
  • Un'accoglienza adeguata
  • L'aiuto
  • Disponibilità
  • Ascolto
  • Pazienza
Sembrano elementi banali? Ma vi assicuro che non lo sono. 
Facciamo un esempio concreto. Entro in un negozio cercando un articolo specifico, che magari è terminato. Se incontro una commessa sorridente, che mi saluta, che ascolta il mio bisogno, che si interessa a me cercando in magazzino per vedere se é rimasto quell'articolo che cerco. Alla fine anche se non c'è, nella mia mente si sarà creata una rappresentazione mentale di quell'esperienza. Vedere la commessa che mi ascolta e cerca di accontentarmi, creerà nella mia mente un ricordo piacevole, che mi farà catalogare nella mente 
                                     "Quel negozio = Esperienza positiva"


E con grandissima probabilità, in quel negozio ci tornerò, fiduciosa di ripetere la stessa esperienza piacevole. 

Ma se al contrario, entro nel negozio, la commessa non risponde al mio saluto, poi mi avvicino e lei di sfuggita mi liquida in modo sgarbato, che tipo di esperienza si andrà a depositare nella mia mente?  "Quel negozio = Esperienza negativa"

Come vedete bastano delle piccole accortezze per ottenere risultati maggiori anche sul lavoro se si utilizzano delle semplici riflessioni psicologiche. Ma purtroppo quante persone lavorano a contatto con il pubblico ma non hanno alcuna formazione psicologica all'approccio al cliente? 
Perché va sottolineato e ripetuto che la psicologia può realmente migliorare la vita delle persone, di tutti. Perché anche quelle commesse, se avessero avuto un'impostazione migliore e delle competenze psicologiche, sarebbero più contente del lavoro e dei loro risultati professionali. 


Dott.ssa Roberta Schiazza
www.robertaschiazza.weebly.com


martedì 7 novembre 2017

Il caso Morelli: cosa ne penso



Ieri sera alla trasmissione "Le iene" è andata in onda un'intervista allo psichiatra Morelli, intitolata "In ogni donna c'è una prostituta". La scelta del titolo è forte, fortissima, credo esagerata. Come ogni intervista televisiva il tutto va preso con le pinze, essendo parti estrapolate da conversazioni più complesse e lunghe, ma propongo alcune osservazioni psicologiche rispetto ai contenuti, in parte (solo in parte) condivisibili.

domenica 29 ottobre 2017

Perché scegliere la psicoterapia relazionale


La psicoterapia relazionale "mette l'accento sul ruolo della relazione e sulla possibilità di accedere, nel corso della vita, a nuovi livelli di esperienza su di sé e l'altro" (Giacometti, Mazzei).
Cosa significa questo per un paziente? Perché dovrebbe scegliere un terapeuta relazionale per risolvere i suoi problemi?

venerdì 27 ottobre 2017

Psicoterapia sistemica individuale: il mio approccio


Ogni psicoterapeuta ha frequentato una scuola di specializzazione di quattro anni, in cui ha appreso un modo di lavorare basato su un approccio specifico o integrato. Io ho frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia sistemico relazionale, in cui al centro dell'attenzione e della terapia c'è la persona, o il gruppo di persone, e le relazioni che circondano ognuno di noi e in cui siamo coinvolti e protagonisti. Durante il percorso di formazione abbiamo anche approfondito la psicoterapia di coppia e familiare, come peculiare metodo di intervento. 
Nel mio studio privato a Chieti, mi occupo in particolare di aiutare giovani adulti ad affrontare delle difficoltà individuali e relazionali, con un modello di intervento di Psicoterapia Sistemica Individuale. Vediamo meglio insieme di cosa si tratta.

giovedì 19 ottobre 2017

Come la mindfulness può aiutare a gestire lo stress e le preoccupazioni


L'ansia si può manifestare in tanti modi diversi, con sintomi fisici e preoccupazioni mentali. Ci sono delle preoccupazioni che si insinuano nella mente e che iniziano a martellare fin dal mattino al risveglio. 
Queste preoccupazioni non fanno altro che tenere impegnata la mente, stancando fisicamente e psicologicamente chi ne soffre. 


"Se sei depresso, stai vivendo nel passato. Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro. Se sei in pace, stai vivendo nel presente." Lao Tzu

venerdì 8 settembre 2017

5 modi per calmarsi durante un attacco di panico



Gli attacchi di panico rientrano nella diagnosi di disturbi d'ansia e sono molto diffusi nella popolazione. Chi soffre di attacchi di panico, vive dei momenti di grande difficoltà a causa di un vissuto intenso e apparentemente ingiustificato, di terrore e paura incontrollabile. 

Vediamo insieme cos'è un attacco di panico e quali possono essere 5 modi per calmarsi durante un attacco di panico.

domenica 3 settembre 2017

Consigli per una vita più rilassata


Gestisco due pagine su facebook, una dedicata principalmente al mio studio di psicologia e la seconda è dedicata al Rilassamento ( Pagina Facebook Rilassamento) , che è una parte importante del mio lavoro. Vieni a scoprire le novità!

venerdì 18 agosto 2017

Differenza tra sentire e ascoltare


Oggi pomeriggio una paziente, riflettendo, ha detto: "Beh, c'è una grande differenza tra il sentire le parole e ascoltare, vede, lei mi sta ascoltando."
Queste parole le ha dette ripensando alla sua vita, a quando da bambina aveva dei problemi, ma non si è sentita ascoltata dai suoi familiari. Lei aveva provato a dirglielo, ma sembra che loro non riuscissero ad ascoltare nel profondo la sua richiesta, che era una richiesta di aiuto. 

martedì 8 agosto 2017

Come gli schemi emotivi influenzano la nostra vita


Gli schemi emotivi influenzano costantemente i nostri pensieri, i nostri comportamenti, le nostre scelte e le nostre relazioni, in modo automatico e inconsapevole. E' importante iniziare a riconoscere quegli schemi emotivi prevalenti, che ci ostacolano, facendoci agire e reagire in modo automatico e spesso non funzionale. 

lunedì 17 luglio 2017

AAA Buon partito da sposare cercasi!


La copertina di Panorama ritrae una dolce fanciulla che indossa un ingombrante e gonfio abito da sposa, mentre è in lacrime disperata. Il titolo è chiaro: Non si trova più un buon partito da sposare!

Da essere umano il titola mi ha lasciata perplessa. Nel 2017 copertine del genere sono un tantino anacronistiche, giusto una 'nticchia. 

domenica 9 luglio 2017

Come trovare la persona giusta


Esiste la persona giusta? L'anima gemella? Quella persona perfetta per ognuno di noi e che ci farebbe sentire finalmente in pace con il mondo. 
Ma prima di buttarsi alla ricerca di una relazione, è importante avere ben chiari alcuni punti. 

sabato 17 giugno 2017

Sindrome da Alienazione Parentale


Si sente sempre più spesso parlare di PAS, la Sindrome di Alienazione Parentale (o genitoriale) nei casi di affidamento di minori, quando tra i genitori c'è un'elevata conflittualità. Vediamo di cosa si tratta e quali sono gli elementi principali di questa sindrome. 

domenica 7 maggio 2017

Come aiutare chi soffre di disturbi d'ansia


Stare vicino ad una persona che soffre di un disturbo d'ansia non è semplice. Le crisi, le paure e i timori apparentemente incomprensibili, le tensioni continue, i cambiamenti nello stile di vita, possono portare all'esasperazione qualsiasi rapporto. 
Stare accanto a chi soffre di ansia richiede molta pazienza e soprattutto comprensione. 

martedì 25 aprile 2017

Cosa fare se un rapporto non funziona


In questo post con la parola "rapporto" mi riferisco a qualsiasi tipo di relazione che non dà gioia, ma al contrario è insoddisfacente: il rapporto di coppia, la relazione con i genitori o figli, i rapporti con colleghi di lavoro, le amicizie, ecc. 

Da tutti questi rapporti noi prendiamo qualcosa, riceviamo sostegno, affetto, collaborazione, serenità e a volte gioia. Ma quando un rapporto non è più soddisfacente, come è utile comportarsi?

domenica 19 marzo 2017

Nelle relazioni è importante far rispettare i propri confini


Ci sono relazioni in cui proprio non possiamo stare. Sono quei rapporti con persone che non riescono a capire il peso dei loro comportamenti e con cui è inutile parlare per cercare di trovare un compromesso. 

La sensazione di frustrazione è altissima, accompagnata dal senso di continua inadeguatezza. Ti senti immobile, impotente e debole davanti all'incomprensione. 
Quando ti trovi in questa situazione, c'è una soluzione sola: rimarcare i tuoi confini personali e farli rispettare con forza. 
Dove il dialogo non è possibile oppure è fonte di ulteriori e inutili frustrazioni, è necessario occuparsi di sé stessi, e ricordare che si può scegliere con chi relazionarsi e come. 

Può sembrare un discorso egoistico, ma è un fatto di sopravvivenza!

Se non si trova un modo sano per accordarsi, allora bisogna proteggersi. E il modo migliore per farlo è mettere a fuoco i propri confini e tenere la persona lontana, ad una giusta distanza di protezione. 

Impara a rispettare i tuoi confini, così da mandare un chiaro messaggio alle persone intorno a te; devi essere il primo a rispettarti, così anche gli altri lo faranno. 
Quindi impara ad usare parole come "No", "Non ora, magari dopo", "Mi dispiace ma non posso aiutarti", "Scusami ma ora ho delle cose importanti da fare". Tutti modi educati per far rispettare quel confine invisibile che ti protegge da persone con cui non riesci ad andare d'accordo. 

All'inizio può sembrare difficile se non sei abituato, ma ricorda che al tuo benessere devi pensare tu. Tu sei l'unica persona che può occuparsi di queste cose, ed è un dovere. 
Se non riesci bisogna lavorare sul comprendere cosa ti blocca e cosa ti impedisce di volerti bene e adottare un tuo diritto. 

Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa e Psicoterapeuta Chieti - Pescara
www.robertaschiazza.weebly.com